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Breve storia della musica elettronica

lunedì 6 dicembre 2010

Al giorno d’oggi termini quali sintetizzatore, drum
machine, scheda di
registrazione audio
sono diventati di uso comune quando si parla di
musica, e non solo di musica elettronica, ma anche se tali termini si
sono diffusi in epoca abbastanza recente, non tutti sanno che le prime
sperimentazioni con l’elettronica in campo musicale sono avvenute molti
anni fa. Il primo strumento elettronico risale addirittura al 1897, anno
in cui Thaddeus Cahill, un avvocato e imprenditore americano, brevettò
il telharmonium, un colosso di 200 tonnellate che, nell’intento del suo
inventore, avrebbe dovuto trasmettere la musica tramite le linee
telefoniche. Il progetto di Cahill non ebbe un grande successo, e venne
anzi archiviato nel 1908. L’americano rimane comunque nella storia come
uno dei precursori dell’elettronica applicata alla musica.

Qualche
anno più tardi, più precisamente nel 1917, vide la luce uno strumento
elettronico che viene tuttora utilizzato, ossia il theremin. Inventato
da Leon Termen, lo strumento era dotato di due antenne che servivano per
controllare l’altezza e il volume del suono. Un altro strumento entrato
nella storia, ossia l’organo Hammond, fece la sua comparsa nel 1935. Lo
strumento, che prese il nome dal suo inventore, Laurens Hammond,
ottenne un clamoroso successo, e ancora oggi l'Hammond è considerato
come l’organo per antonomasia. Sono questi i primi germi della musica
elettronica, i progenitori che hanno dato vita ad una discendenza che
comprende ormai diversi tipi di strumenti, dai campionatori alle tastiere
MIDI USB
.

Facciamo ora un piccolo salto in avanti, verso gli
anni Sessanta. È questo il decennio dei sintetizzatori analogici, come
il Moog (che prende il nome dal suo inventore, Robert Moog), che venne
realizzato nel 1964. Il sintetizzatore Moog giocò un ruolo fondamentale
nella produzione di uno dei primi dischi di musica elettronica di
successo, Switched on Bach di Wendy Carlos. L’evoluzione
dei sintetizzatori continuò anche nel decennio successivo: negli anni
Settanta nacquero infatti i primi sintetizzatori digitali, come per
esempio il Synclavier (1977). Qualche anno più tardi la versione
aggiornata del Synclavier avrebbe ottenuto un notevole successo anche
nel mondo del cinema e in quello della produzione di musica pop.

Bisogna
però aspettare gli anni Ottanta per assistere ad un successo anche
commerciale della musica elettronica e degli strumenti utilizzati per
comporla. E fu proprio a causa della massiccia diffusione di questo
genere di strumentazione che, negli anni Ottanta, si rese necessario un
accordo tra i vari produttori per trovare un linguaggio standard. Da
questa esigenza nacque l’interfaccia
MIDI
(letteralmente Musical Instrument Digital Interface, ossia
interfaccia musicale per strumenti digitali), il protocollo standard per
l’interazione degli strumenti musicali elettronici prodotti anche da
diverse aziende, che viene ancora oggi utilizzato nella produzione di
musica digitale.

I veloci e continui sviluppi tecnologici che si
sono avuti negli anni successivi, e che continuano a caratterizzare
l’epoca in cui viviamo, non hanno fatto che incoraggiare ulteriormente
l’evoluzione e la diffusione degli strumenti elettronici, rendendoli
accessibili anche ad un pubblico più vasto, e ampliando il loro campo di
applicazione alle più diverse forme di arte audiovisiva.


Informazioni sull'Autore


Articolo
a cura di Francesca Tessarollo
Prima Posizione Srl - posizionamento

nei motori

Fonte: Article-Marketing.it

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